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CSA Community Supported Agriculture

Una sana alimentazione parte dalla scelta delle materie prime, che devono essere sane.

E questo è banalmente vero, o almeno dovrebbe esserlo.

Ma molti di noi pensano che il cibo sano sia necessariamente più costoso, perché biologico o certificato. Invece, non  è sempre vero.

Certo, il mercato ci ha abituati a trovare cibo a prezzi estremamente bassi.

Ma dietro questo risparmio, questa corsa al ribasso, al 3×2, si nascondono costi occulti che tutti noi stiamo pagando a caro prezzo: un uso un eccessivo uso di fertilizzanti sintetici e pesticidi, la violazione delle più basilari regole di sanità pubblica, il mancato pagamento di contributi e salari adeguati per la manodopera, un inquinamento ambientale totalmente fuori controllo.

In poche parole: un cibo che inquina lungo tutto il percorso che va dalla terra ai nostri stomaci.

Una possibile via di uscita è diventare co-produttori o, più semplicemente far parte di un Gruppo di Supporto all’ Agricoltura.

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Per CSA (acronimo dell’ inglese Community Supported Agriculture) si intende una relazione diretta di partenariato tra uno o più agricoltori ed una comunità di sostenitori/consumatori uniti tra loro in rete. Questi ultimi aiutano a garantire una parte del bilancio operativo di una determinata attività agricola, tramite un abbonamento ad una o più  “quote” del raccolto della stagione.

Il prezzo della quota si determina ripartendo il totale dei costi previsti per la realizzazione del programma colturale tra tutti i membri concorrendo al rischio di impresa (mancato raccolto dovuto ad avversità, rese inferiori, parassiti).

I benefici sono goduti da tutti i lati:

gli agricoltori, per esempio, possono ricevere un reddito più stabile e sicuro e una più stretta connessione con la loro comunità, i prodotti vengono venduti al giusto prezzo a una rete di consumatori certi che gli garantisce una domanda fissa e stabile con conseguente miglioramento della situazione finanziaria aziendale, soprattutto nei periodi di non-produzione e una condivisione dei rischi e dei benefici connessi all’ agricoltura biologica, contadina e di piccola scala.
Gli aderenti possono trarre vantaggio da mangiare cibo sano, fresco, sicuro e vicino, dall’ acquisire una maggiore consapevolezza del lavoro agricolo, delle pratiche agronomiche utilizzate, dei limiti stagionali e della produzione locale di cibo.

Possono sostenere un’agricoltura che promuove la sovranità alimentare e cioè il diritto delle persone di prendere decisioni a proposito del cibo che portano in tavola.

Possono partecipare attivamente e sostenere un’agricoltura che pone attenzione a quanta energia è necessaria alla produzione, a quanta acqua e a quali condizioni di lavoro nei campi, all’ importanza del mantenimento della fertilità dei suoli e della biodiversità del territorio.

Possono infine ricreare una relazione tra chi il cibo lo produce e chi lo mangia al fine di restituirgli un valore e non solo un prezzo.

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Il programma della CSA contribuisce alla giustizia sociale e allo sviluppo della comunità: garantendo la trasparenza dei reali costi di produzione i coltivatori possono  essere equamente ricompensati per il loro lavoro mentre i membri hanno la possibilità di dare input e sollevare questioni.

Dal punto di vista strettamente economico e finanziario in una CSA, una volta calcolati i costi necessari per sostenere la produzione (l’acqua, le piantine, i semi, il lavoro dei contadini e di chi amministra i conti), si suddivide il totale fra tutti i membri, che a fronte di una cifra versata a inizio anno (o in alcune rate) ricevono e si dividono ogni settimana il raccolto del campo.

Il progetto è quindi quello di diffondere il concetto di “Agricoltura Civica” o altrimenti di “Agricoltura Etica”: un modello di agricoltura che persegua il bene comune secondi i principi dell’ economia solidale. Un’agricoltura che si fonda “sul coinvolgimento delle comunità locali e dei cittadini, abbraccia sistemi di produzione e di commercializzazione innovativi e rappresenta una visione della società fondata su pratiche sociali, economiche e ambientali sostenibili, sull’etica, sul senso di responsabilità, sulla reciprocità.

Le pratiche di agricoltura civica consentono di assicurare ai cittadini, oltre al cibo, infrastrutture vitali indispensabili per la vita quotidiana, siano esse di tipo naturale (paesaggi, gestione delle risorse naturali, biodiversità) o sociale (conoscenza del mondo agricolo e rurale, identità e vitalità delle comunità, benessere delle persone, servizi socio-educativi ed assistenziali).

Esse trovano traduzione concreta nella pratica di community supported agriculture (CSA), dei gruppi di acquisto solidali (GAS), nelle forme di agricoltura sociale praticate dalle aziende agricole e dal mondo della cooperazione sociale, nei community gardens, nella didattica aziendale e nella produzione di servizi alla persona, nelle forme di vendita diretta, in quelle pratiche di qualità economica, ambientale e sociale, che non si esauriscono in uno scambio mercantile, bensì, mantengono al loro interno valori di relazione durevoli e continuativi (F. Di Iacovo, 2010 – AICARE 2010)”.

 

Per chiarimenti sul CSA 2015 visita la sezione Assemblea 31/1/15

Se vuoi approfondire il discorso Reti di Economia Solidale e Distretti e E conomia Solidale puoi scaricare il documento ECONOMIA SOLIDALE

Oppure leggere l’articolo su Arvaia (CSA a Borgo Panigale) Arvaia – Sovranita Contadina – La Stampa

Oppure vederti il filmato su youtube che è ciò che di più esaustivo sulla CSA si possa trovare QUI 

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